La Valle d'Aosta



Un piccolo scrigno ricco di tesori

La Valle d’Aosta, con una superficie di soli 3.263 km² — un centesimo del territorio nazionale — è la più piccola regione italiana. Modellata da antichi ghiacciai e circondata da montagne tra le più alte d'Europa, il Monte Bianco, il Gran Paradiso, il Cervino e il massiccio del Monte Rosa, la Valle d'Aosta è anche una regione tipicamente alpina: un terzo della sua superficie è al di sopra dei 2.600 metri di quota.


Lago Loz Valtournenche
foto Enrico Romanzi


Prodotti del territorio

L' agricoltura si è adattata alla morfologia del territorio modellandolo nel tempo, creando un giusto equilibrio tra natura, agricoltura, uomo e il ripetersi delle stagioni. Diverse le produzioni agricole con netta predominanza dei prodotti derivanti dalla zootecnia. Le conformazioni montuose non hanno, infatti, permesso lo sviluppo di colture cerealicole o allevamenti di tipo intensivo, favorendo invece l’allevamento bovino e lasciando spazio, a fine Ottocento, alle colture foraggere a scapito dei cerali di montagna. Le razze bovine valdostana pezzata rossa, pezzata nera e castana sono classificate a duplice attitudine, capaci, quindi di fornire latte, da cui si ricavano famosi formaggi come la Fontina, o più sconosciute eccellenze quali la Toma di Gressoney; ma anche produttrici di carni che trovano la loro massima esaltazione nella produzione di salumi, macinati o da pezzo intero.

La più emblematica dimostrazione di ricerca della qualità abbinata allo sviluppo enogastronomico è rappresentata dalle grandi conquiste dei vini valdostani, i quali sono ormai un’icona della nostra regione. La loro qualità è riconosciuta a livello internazionale e godono oggi di una particolare attenzione che i viticoltori hanno avuto nell’ultimo secolo nel mantenimento di molti vitigni autoctoni, alcuni dei quali unici nel panorama mondiale e che hanno grande successo in un momento di globalizzazione del settore grazie alla loro autenticità.


Vendemmia a Donnas
foto Enrico Romanzi

Ogni prodotto - dalla frutta al miele, dai prodotti da forno ai prodotti dell’orto - ha una sua storia e un forte legame territoriale che si riscopre non solo nelle fonti scritte e orali, ma anche negli specifici oggetti dell’Artigianato valdostano. Piccoli e grandi prodotti enogastronomici che fondano le loro radici nella storia di un popolo che perpetua gesti, ricorrenze e savoir-faire indipendente dal mero reddito economico che se ne può trarre.


Coppe dell'amicizia
foto Stefano Ferrandoz


Sport e natura

Il turismo riveste un ruolo preponderante nella realtà economica locale. Verticalità, grandi quote e grandi dislivelli fanno del territorio valdostano il luogo ideale per le grandi sfide e per lo sport sia in estate, sia in inverno; oltre a divertire i più sportivi e chi invece preferisce facili passeggiate, a piedi o in bicicletta, la Valle d'Aosta conquista anche le anime più contemplative con i suoi paesaggi grandiosi, ricchi di laghi alpini, cascate e torrenti, e con un patrimonio naturale di grande ricchezza: proprio in Valle d'Aosta è nato il primo parco nazionale italiano e quasi un terzo del territorio regionale è protetto per tutelarne l'importante biodiversità.


Cervino
foto Enrico Romanzi


Arte e storia

Anche storia e arte qui sorprendono, regalando una straordinaria concentrazione di testimonianze del passato: monumenti megalitici preistorici, importanti tracce della romanità, oltre 100 tra castelli medioevali, torri e fortezze più volte trasformati nel tempo fino a diventare residenze rinascimentali, chiese romaniche e barocche. Una grande ricchezza culturale cui contribuiscono tradizioni ancora vive, artigianato e gastronomia, e il bilinguismo — italiano e francese — di gran parte dei suoi abitanti.


Sarriod de La Tour
foto Enrico Romanzi


Un'antica tradizione turistica

La nascita del turismo moderno, basato su un’offerta ricettiva di tipo alberghiero e sulla villeggiatura, nasce e si sviluppa a partire dagli anni Venti del secolo scorso. All’epoca la Valle d’Aosta era già meta turistica di prestigio: i re d’Italia si recavano alle terme di Pré-Saint-Didier e andavano a caccia nel Parco del Gran Paradiso, dove avevano la loro riserva privata. E’ in questa fase, al termine della belle époque, che il turismo montano da pratica di élite si estende a una popolazione più ampia, composta da visitatori di ceto medio. Iniziano a costruirsi e diffondersi funicolari, piccoli alberghi, appartamenti-vacanza. L’età dell’oro del turismo di massa giungerà nel secondo dopoguerra, dapprima come turismo estivo (anni Cinquanta) e poi invernale (anni Sessanta), sebbene già prima avevano fatto la loro comparsa skilift e prime stazioni sciistiche. Gli anni ’60 furono proprio uno snodo cruciale per lo sviluppo del turismo in Valle: vennero infatti realizzate le opere di collegamento con l'Italia e l'Europa (autostrada A5, tunnel del Monte bianco e del Gran San Bernardo), e si diede avvio allo sviluppo turistico della conca di Pila. Le più recenti politiche turistiche si concentrano sia su una sempre maggiore attenzione per le esigenze di specifiche fasce di consumatori (alle mutate modalità di fruizione dei periodi di vacanza) sia nella direzione del potenziamento delle modalità informatiche di utilizzo e di reperimento delle informazioni turistiche.


Pranzo a Breuil
foto Enrico Romanzi

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